Sagra della Lepre a Dunarobba

La Sagra della Lepre di Dunarobba è dedicata ad un’animale molto comune nella zona, infatti, è facile incontrarla al crepuscolo come anche di notte appena fuori il centro abitato.

La Sagra offre la possibilità di assaporare antichi e rari sapori della sana cucina locale nella Taverna della Lepre, aperta tutte le sere. Il piatto trainante sarà senza dubbio la Lepre alla Cacciatora, tratta dall’antica ricetta di Nonna Imola, passando poi alle classiche Pappardelle alla Lepre o la ricca Polenta al Sugo di Lepre. Da non perdere altre due specialità davvero invitanti: gli Gnocchetti alla Lepre ed i Fagioli al Profumo di Lepre.

Inoltre serate danzanti e poi giochi popolari, musica, intrattenimenti. Infine non perdetevi l’occasione per visitare la spettacolare Foresta Fossile di Dunarobba.

Sagra della Lepre a Dunarobba

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Contatti:  
Titolo Sagra della Lepre a Dunarobba
Data Inizio 12 Luglio 2015
Data Fine 26 Luglio 2015
Comune Avigliano Umbro
Location Frazione Dunarobba
Latitudine 42.670888
Longitudine 12.451699
Provincia Terni
Regione Umbria
Info Tel. n.d.
Info Cell. 392 5116233
Email info@prolocodunarobba.it
Sito Web
Organizzazione Pro Loco Dunarobba

Sagre in Festa

 

 

 

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Info su Dunarobba:

Dunarobba è la frazione più vicina ad Avigliano, distante 2,5 Km. lungo la strada provinciale Montecastrilli – Avigliano Melezzole.

Collocata sopra una collina a 448 metri s.l.m., il suo centro storico presenta un impianto urbanistico regolare strutturato lungo una via principale (Via dell’Arco). Il paese rimasto sul lato Nord – Ovest, si è sviluppato recentemente nella parte Sud, Sud – Est, lungo la strada provinciale verso le “Fornaci” a testimonianza del legame storico che esso ha con questo insediamento industriale .

Dunarobba, il cui nome deriva probabilmente dal latino Gens Dunnia, fece parte di quel vasto territorio che Ottone I re d’Italia donò il 13 febbraio 962 ad Arnolfo, capostipite degli Arnolfi, una delle più importanti famiglie del Medioevo e fortificato dai suoi discendenti intorno all’anno 1000.

Tra il 1282 e il 1284 fu depredato dai Narnesi con improvvise scorrerie i quali furono poi sconfitti e dispersi dalla cavalleria Todina.

Nel 1290 Dunarobba contava, secondo un censimento del Comune di Todi, 38 fuochi.

Come tutti i castelli del tempo, anche Dunarobba doveva risolvere i problemi della difesa, a tal proposito, si legge nelle “riformanze”, che nel 1591 il Comune di Todi dette licenza, tramite i Massari, di costruire una porta con ponte levatoio per ogni eventualità (Libro Decretale a carta 72). Particolare curioso, ma frequente in quel periodo storico, nel 1605 vi era in Dunarobba una certa donna Ursina. figlia di un tal Gregorio, la quale con certe parole segrete ed attraverso l’uso di medicinali, sciroppi e pozioni da Lei preparati riusciva a curare quei mali ritenuti incurabili dai medici del tempo.

Da questa attività traeva una certa ricchezza per sé e la sua famiglia, attirandosi però addosso sospetti di essere una strega.

Dunarobba rimase sotto la giurisdizione del Comune di Todi fino al 1816 quando sotto il nuovo Comune di Montecastrilli, col quale restò fino al 1975, anno in cui si costituì il Comune di Avigliano Umbro.

Si trova nel territorio di Dunarobba S. Vittorina, una delle 19 pievanie con le quali nel Medioevo si divideva il contado di Todi.

La Pievania rappresentava una sorta di organizzazione ecclesiastica sul territorio, la cui amministrazione, spettava al pievano, dal quale dipendevano tutti i cappellani che officiavano altre chiese o cappelle. Fermo restando ad essa l’amministrazione dei sacramenti e dell’insegnamento della dottrina.

Dipendevano dalla pievania di S. Vittorina molti castelli, tra cui Avigliano, Civitella Mollimale (castello oggi allo stato di rudere), Dunarobba, Sismano, Montecastrilli. In essa si trovava un interessante altare paleocristiano, secondo la leggenda conteneva i resti della Santa ed un cippo scolpito sulla fronte, recante il simbolo dell’Agnello e della Croce con iscrizione “Ad onorem beate mortyris”, oggi scomparso.

Nell’interno della chiesa esiste un affresco del sec. XVI raffigurante il “Santo Vescovo” in pessimo stato di conservazione, sono interessanti gli elementi lapidei all’interno della chiesa e sopra la porta principale della facciata.

Nei pressi del borgo esiste in buono stato di conservazione una rocca fortificata, ora adibita a residenza, in origine sede di una guanigione militare detta la Fortezza; è di base quadrata, esaltata da quattro torri angolari di forma semicircolare.

Coronata da due ordini di cornici e beccatelli, presenta una copertura a falde di coppi ; sono visibili due piombatoi posti a difesa delle porte di ingresso, situate una a nord ed una a sud.

La porta esposta a sud è stata ostruita da una costruzione edificata in aderenza alla Fortezza. Il paesaggio agrario è costituito da una sequenza di piccole colline dove vengono praticate colture tradizionali come viti, olivi, frumento, etc.

Una importante miniera dì lignite ha determinato l’economia di Dunarobba e dei centri vicini fino agli anni ’50.

A sua testimonianza resta ancora un vecchio edificio abbandonato e magnifici resti fossili dell’era terziaria e quaternaria.

Alla miniera si è sostituita “La Fornace” oggi importante industria produttrice di laterizi, con il maggior numero di addetti a livello comunale.

A Dunarobba c’è da vedere presso la Chiesa Madonna delle Grazie l’affresco del sec. XVII “Madonna con bambino” di circa 100 cm. di diametro in buono stato di conservazione.

Agli inizi degli anni ottanta da una pala meccanica della vicina Fornace vengono scoperti i “tronchi”; si tratta di piante colossali (simili alle odierne sequoie) sepolte dall’ argilla a 5 – 10 metri dal suolo. Il sito è stato denominato “Foresta Fossile di Dunarobba” ed è visitabile accompagnati da personale appositamente incaricato.

Nel 1999 è stato inaugurato il nuovo “Centro di Paleontologia Vegetale della FORESTA FOSSILE di Dunarobba”. Nella Primavera del 2000 è stato emesso un Francobollo sulla Foresta Fossile.

 

Una breve passeggiata per il vostro fine settimana alla Foresta Fossile di Dunarobba

Sagra della Lepre a Dunarobba

Dislivello 50 m

 

Itinerario non segnato

 

Carta IGM 1:25.000 130 11 S E

 

A settentrione di Amelia. un sistema di dolci colline separa la catena che culmina nel M. Croce di Serra da quella più cospicua dei Monti Martani. Coltivate, percorsa da una fitta rete di strade. le colline non sono molto adatte all’ escursionismo. I tronchi della Foresta Fossile scoperta nei primi anni ‘80 presso Dunarobba, in territorio di Avigliano Umbro, fanno però eccezione. Si tratta di piante colossali (simili alle odierne sequoie) e secolari (con età superiore ai 2 milioni di anni). sepolte dall’argilla e spezzate a 5-10 metri dal suolo, che forniscono lo spunto per una breve ma interessante passeggiata. Scoperti durante i lavori di escavazione delle argille, i tronchi sono stati in parte protetti dal 1989 con tettoie metalliche, mentre esistono progetti per la sistemazione e la tutela della zona. E’ possibile che cambino i dettagli del percorso, comunque breve e per tutti : l’interesse rimane notevole.

Da Avigliano (441 m s.l.m.) o Montecastrilli (391 m) si segue la strada provinciale che collega i due centri fino in località Dunarobba (448 m). Si parcheggia nei pressi di una grossa fabbrica di laterizi, proprio accanto alla strada : da un ampio spazio ghiaioso, dove conviene parcheggiare, una strada sterrata scende verso un laghetto.

Si inizia a camminare sulla strada raggiungendo le rive del lago, frequentato durante il passo da numerose specie di uccelli. Sempre sulla strada, si sale per qualche centinaio di metri fino alla sommità di una collina. Qui, senza raggiungere una casa moderna, si piega a sinistra, si traversa un prato, e si scende nell’ampia conca occupata dai tronchi.

La foresta si percorre in una decina di minuti vale la pena notare che i tronchi non sono pietrificati (come è stato erroneamente scritto in più parti) ma semplicemente fossilizzati. Per via intuitiva, si torna alla strada e al punto di partenza. L’intero percorso richiede al massimo un’ora.

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